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Avviato a marzo, il corso termina il 31 ottobre. Considerazioni delle ideatrici: Ivana Carpanelli e Claudia Frandi.

Rivolto a chi "ha voglia di mettersi in gioco per assumere un miglior controllo di propri pensieri ed emozioni e per migliorare la relazione con se stesso e con gli altri", il ciclo di incontri dal titolo "Un passo verso il futuro", in via di conclusione a La Spezia si inscrive nell'ambito delle iniziative collaterali del Festival di Bioetica, (la terza edizione si è tenuta a Santa Margherita Ligure il 29 e 30 agosto 2019), che ha avuto come argomento guida ‘Il futuro’. Le ideatrici del progetto sono Ivana Carpanelli (formatrice e counsellor) e Claudia Frandi (psicologa e psicoterapeuta), entrambe socie dell'Istituto Italiano di Bioetica, hanno strutturato questo percorso di gruppo in 12 incontri di 2 ore ciascuno con una frequenza quindicinale. Abbiamo raccolto informazioni e riflessioni delle organizzatrici.

Avete iniziato a marzo 2019 e siete quindi in dirittura d'arrivo. Quali sono le considerazioni che si sente di fare di questa prima esperienza?
Ivana Carpanelli, In realtà si tratta di una prima esperienza a La Spezia, ma un corso analogo è già stato fatto a Genova nello scorso anno, sempre nell’ambito delle iniziative collaterali al Festival di Bioetica. Abbiamo voluto proporre lo stesso format per offrire anche alle socie e alle amiche dell’Istituto che sono presenti in quel territorio uno spazio di riflessione orientato ad una crescita della consapevolezza ricercata attraverso l’interazione in gruppo, dove il ruolo di Claudia e il mio è stato quello di accompagnare le partecipanti verso gli obiettivi che ciascuna di loro ha stabilito e di sostenerle nel ‘viaggio’.
Claudia Frandi. Aggiungo che la risposta è stata buona; abbiamo raccolto la richiesta del gruppo per impostare questo primo lavoro e ci siamo rese conto che le domande da soddisfare sono molte e c’è una buona consapevolezza del pubblico in questo senso. Le persone sentono il bisogno di una ‘crescita personale’, ma spesso non sanno né a chi rivolgersi né come ottenerla. Il nostro intento è stato quello di sollecitare riflessioni ed accogliere quel che è emerso per ristrutturarlo per il gruppo e con il gruppo.

Da quale esigenza è nata l'idea?
Carpanelli. Stiamo vivendo uno dei momenti più critici della storia recente. Da un lato ci sono progressi tecnologici, che solo qualche decennio fa facevano parte della fantascienza, dall’altro situazioni come i cambiamenti climatici, l’aumento delle malattie croniche, la ‘solitudine mascherata’ della società globale, minacciano l’aspettativa di armonia della vita negli anni futuri.
Con questa iniziativa abbiamo voluto contribuire alla necessaria riscoperta delle risorse personali che possono consentire di modificare, a vantaggio del proprio benessere individuale e del benessere del mondo in cui viviamo, il nostro modo di pensare e di agire.
Frandi. Il gruppo nasce per creare un luogo sicuro dove potersi esporre ed affidare. Il percorso si è rivolto a chi ha voglia di mettersi in gioco, scoprire di più su se stesso, ed anche sul proprio modo di relazionarsi con gli altri. Gli esercizi proposti in gruppo mettono a disposizione del singolo la possibilità di raccogliere feedback dagli altri, che aiutano a migliorare alcuni aspetti di cui non era prima consapevole. Questo proprio perché abbiamo sempre una visione ‘inside’ di ciò che siamo e ciò che proviamo, essere più consapevoli di ciò che portiamo agli altri ci aiuta a lavorare su noi stessi da un’altra prospettiva.

Che tipo di bisogni avete intercettato?
Carpanelli. Il corso che sta per concludersi ha coinvolto sette donne di età compresa tra i 26 e i 65 anni. All’inizio i bisogni manifestati hanno riguardato le frustrazioni, le incomprensioni e i conflitti nel mondo del lavoro e delle relazioni sociali:
- Il bisogno di pensare in modo più chiaro e comunicare in maniera più efficace
- Il bisogno di imparare ad avere esperienze positive e di successo
Mano a mano che cresceva la confidenza e la fiducia, ciascuna partecipante ha portato nel gruppo paure sottese, blocchi comportamentali e strategie di sopravvivenza messe in atto.
Il gruppo ha fatto da specchio e promosso la consapevolezza individuale e nel gruppo è stato possibile sperimentare accoglienza, rispetto ed empatia. Il messaggio che ci portiamo a casa è questo: “la vita va vissuta come un processo ed è necessario concedersi il tempo per pensare a ciò che riteniamo importante realizzare nel nostro futuro. Vivere con intenzione è un’abitudine che si può imparare”. Su questa esperienza si incardina il corso che stiamo per proporre a Genova, per continuare il nostro contributo alla costruzione di un’etica della cura in questo tempo di incertezza, ma anche di grandi possibilità.
Frandi. Nel mondo di oggi si propongono un grande assortimento di attività. Pensiamo agli sport e alle diverse scelte che una persona può compiere in tal senso. Lo stesso non si può dire per la nostra mente. Così rimane da colmare questo spazio per tutti coloro che sentono l’esigenza di un percorso di scoperta e di crescita.

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